Paura e delirio dentro casa: l’altra faccia della quarantena

Paura e delirio dentro casa: l’altra faccia della quarantena

Anche oggi diamo spazio ai nostri lettori. Stavolta chi ci scrive è una giovane studentessa universitaria, aspirante giornalista, che da qualche tempo studia e lavora fuori sede, lontano dai suoi cari. 

Se dovessi raccontare, a chiunque non lo stia vivendo, tutto ciò che sta succedendo da un paio di settimane a questa parte, stenterei a crederci persino io stessa. Il Covid-19, volgarmente conosciuto come Coronavirus, si è abbattuto come un’inaspettata sciagura su di noi, sulle nostre famiglie e sull’intero Paese. Buffo, come un apparentemente insignificante virus poco più che influenzale, come ignorantemente definito dai più fino a qualche tempo fa, abbia cambiato in maniera così profonda le nostre vite, la nostra cosiddetta normalità quotidiana, modificandola in maniera radicale.

Eppure è accaduto, è accaduto l’impensabile. Stiamo vivendo dentro la sceneggiatura di un improbabile film catastrofico, simil Apocalisse Zombie, uno di quelli che non vale il prezzo del biglietto.
Chiusi dentro casa, imprigionati dentro le nostre comodissime mura domestiche, dotate di tutti quei comfort che mai come adesso ci sembrano inutili e insignificanti. Costretti a mettere il naso fuori solo per “estrema necessità”, ci dice il decreto; ma cosa è estremamente necessario in questo momento?
Forse tutto o forse niente. Acquistare dei medicinali, ad esempio, per una persona affetta da una malattia cronica è sicuramente necessario; fare la spesa, che rientra nella voce “approvvigionamento di beni primari”; far passeggiare il cane, per i possessori di simpatici animaletti a quattro zampe, è diventato ormai di primaria importanza. Ma siamo sicuri di riuscire ancora a distinguere in maniera oggettiva ciò che è necessario da ciò che non lo è? Difficile da quando è iniziato questo incubo.

Io, ad esempio, al momento sento come unico bisogno impellente, quello di riabbracciare la mia famiglia: eppure questo non si può considerare un’estrema necessità al momento, giusto? Eh sì, purtroppo sono tanti i fuorisede che come me non hanno la fortuna di trascorrere questo non-tempo con la propria famiglia, e magari, per motivi diversi, si trovano a chilometri di distanza, impotenti, inermi di fronte alla realtà, tanto prudenti da non aver preso uno dei pochi treni rimasti per tornare a casa.

Allora eccoci qua, tutti noi italiani, diversi eppure mai come adesso uguali di fronte alla dura legge del virus. Un virus che, oltre alle, ahimè, migliaia di contagi giornalieri, miete vittime silenziose perfino dentro i nostri focolai domestici, e no, non sto parlando di sintomi virali. Vi siete mai chiesti, almeno in questi ultimi giorni, come funziona il nostro cervello? Bene, adesso stanno pian piano venendo a galla gli aspetti più oscuri delle nostre menti, quelli che si potrebbero definire effetti collaterali del virus: paura e delirio. Ed ecco che, giornalmente, mentre cerchiamo di tenerci impegnati e destreggiarci tra le attività ginniche più disparate, il patriottismo musicale pomeridiano e la preparazione di ricette “che Cracco spostati”, mettiamo in atto inconsciamente (o quasi) una serie di comportamenti che oscillano tra l’assoluta spensieratezza e l’angoscia più devastante, con milioni di sfumature che difficilmente potrebbero essere spiegate anche dalle menti più brillanti. Abbiamo paura, siamo preoccupati per le conseguenze di questa quarantena senza fine, per i risvolti economici e sociali; scarichiamo il nostro stress attuando comportamenti ossessivo-compulsivi su tutto (o tutti) ciò che ci circonda, al limite del delirio. Allo stesso modo, cerchiamo distrazioni leggere, impegniamo le giornate concentrandoci sulle cose che ci piacciono, su tutto quello che non abbiamo mai il tempo di fare, su attività piacevoli e, perché no, anche frivole, stilando improbabili liste di “Cose da fare dopo la quarantena”. Nel frattempo, però, riflettiamo, ci fermiamo a pensare alle cose davvero importanti, alle cose a cui spesso non prestiamo abbastanza attenzione, a tutto ciò che fino a qualche giorno fa ci sembrava scontato e banale. I rapporti umani, il valore dei singoli momenti e delle singole occasioni, sprecate o mai colte, le uniche cose che, probabilmente, dopo questo brutto scherzo del destino, saranno profondamente cambiate, visceralmente diverse e forse (si spera) più forti.

Stiamo vivendo cristallizzati dentro una bolla spazio-temporale in cui ogni giorno è uguale al precedente e al successivo, ignari della durata di una clausura obbligata ma doverosa, privi più che mai di punti di riferimento concreti, ricchi di dubbi, ansie ed incertezze e tutti, con un una sola e unica domanda che risuona in un loop inesorabile: che succederà dopo?

Diva Famà

redazione@telemessina.it'

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